Non era l’11 marzo del 2020 erano tanti anni prima! Conosco Irene da una vita. Irene è la cugina, di quelle con C maiuscola, di una mia carissima amica. Anche lei con A maiuscola.

era l'11 marzo del 2020 Irene Vella

Con Irene abbiamo condiviso tanto: cazzeggi di gioventù, storie sulle nostre storie, cene, serate in discoteca, persino per due stagioni di fila lo stesso ombrellone ai bagni Miramare.
Proprio ai bagni Miramare ci divertivamo a dire quanto entrambe ci sentissimo degne figlie di Erode. Ai bambini che ci correvano accanto insabbiandoci mentre, unte e bisunte di Nivea prendevamo il sole, dicevamo: “Bimbi venite qua che facciamo un bel giochino! Vediamo chi resiste di più mettendo la testolina sotto la sabbia!” Ovviamente era solo il nostro scherzo e non lo abbiamo in realtà mai detto a nessun bambino. Ma era chiaro quanto i bambini non facessero per noi.

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Irene studiava a Pisa, io a Firenze e poi a Milano.

E’ stato proprio a Milano che ho ricevuto la sua telefonata nella quale mi diceva di essere incinta. Io ero seduta sul letto e mi ricordo di essere quasi caduta per questa notizia. sicuramente era la prima fra tutte noi. Sicuramente però aveva già trovato l’Amore della sua vita, il suo “Mitter”.
Il 4 luglio sono andata al suo matrimonio e la notte del 19 dicembre 1999 verso le 5:30 mi sono svegliata di soprassalto perché avevo sognato che Irene aveva partorito. “Ma nooo” mi sono detta “Non è ancora il momento!”
L’indomani ho saputo che alle 5:42 era nata Donatella…
Da quel momento il suo sentirsi degna figlia di Erode si è trasformato in un sentimento completamente diverso. Esattamente lo stesso che è successo a me, quando il 14 ottobre del 2006 ho fatto la prima foto al mio primo grande amore: Sebastian!

Tutta questa introduzione per dire che se Chiara Ferragni ha postato la poesia della mia Amica Irene e Barbara D’Urso l’ha appena letta, commuovendosi  in TV, a Pomeriggio 5, allora ho tutto il diritto di pubblicarla anch’io.
E se poi ho il suo benestare con tanto di cuoricini allora vado serena.

era l'11 marzo del 2020 post Chiara Ferragni

Leggetela è meravigliosa.

Era l’11 marzo del 2020 …

“Era l’11 marzo del 2020, le strade erano vuote, i negozi chiusi, la gente non usciva più.
Ma la primavera non sapeva nulla.
Ed i fiori continuavano a sbocciare.
Ed il sole a splendere.
E tornavano le rondini.
E il cielo si colorava di rosa e di blu.
La mattina si impastava il pane e si infornavano i ciambelloni.
Diventava buio sempre più tardi e la mattina le luci entravano presto dalle finestre socchiuse.
Era l’11 marzo 2020 i ragazzi studiavano connessi a Gsuite.
E nel pomeriggio immancabile l’appuntamento a tressette.
Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa.
Dopo poco chiusero tutto.
Anche gli uffici.
L’esercito iniziava a presidiare le uscite e i confini.
Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali.
E la gente si ammalava.
Ma la primavera non lo sapeva e le gemme continuavano ad uscire.
Era l’11 marzo del 2020 tutti furono messi in quarantena obbligatoria.
I nonni le famiglie e anche i giovani.
Allora la paura diventò reale.
E le giornate sembravano tutte uguali.
Ma la primavera non lo sapeva e le rose tornarono a fiorire.
Si riscoprì il piacere di mangiare tutti insieme.
Di scrivere lasciando libera l’immaginazione.
Di leggere volando con la fantasia.
Ci fu chi imparò una nuova lingua.
Chi si mise a studiare e chi riprese l’ultimo esame che mancava alla tesi.
Chi capì di amare davvero separato dalla vita.
Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza.
Chi chiuse l’ufficio e aprì un’osteria con solo otto coperti.
Chi lasciò la fidanzata per urlare al mondo l’amore per il suo migliore amico.
Ci fu chi diventò dottore per aiutare chiunque un domani ne avesse avuto bisogno.
Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti veri.
L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi.
E l’economia andare a picco.
Ma la primavera non lo sapeva e i fiori lasciarono il posto ai frutti.
E poi arrivò il giorno della liberazione.
Eravamo alla tv e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita.
E che il virus aveva perso.
Che gli italiani tutti insieme avevano vinto.
E allora uscimmo per strada.
Con le lacrime agli occhi.
Senza mascherine e guanti.
Abbracciando il nostro vicino.
Come fosse nostro fratello.
E fu allora che arrivò l’estate.
Perché la primavera non lo sapeva.
Ed aveva continuato ad esserci.
Nonostante tutto
Nonostante il virus
Nonostante la paura
Nonostante la morte.
Perché la primavera non lo sapeva
Ed insegnò a tutti
La forza della vita♥️

Irene Vella

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#ioRestoaCasa #insiemecelafaremo

Un sorriso a tutti… Barbara